sabato 19 aprile 2014

IL CONSIGLIO DI ZONA 5 DEI RAGAZZI E DELLE RAGAZZE- La mia esperienza






A ottobre nelle scuole della zona 5 si sono svolte le elezioni per eleggere i rappresentanti delle varie scuole nel consiglio di zona dei ragazzi e delle ragazze. A questa esperienza stanno partecipando solo i ragazzi delle terze.Dopo una animata campagna elettorale siamo stati eletti: io (Mattia Brown) di 3B, Belen Chilan di 3C e Alessandro Colasuonno.
Insieme agli altri ragazzi consiglieri stiamo lavorando per migliorare la zona.
Nel primo incontro abbiamo deciso su cosa concentrarci: a ogni gruppo hanno dato un foglio con un possibile ambito, emerso dalle raccolta delle idee nelle classi partecipanti. Io avevo le proposte relative  ai parchi e tutti hanno scelto l'ambito del mio gruppo, cioè i parchi. Quindi ci siamo messi al lavoro per decidere quali interventi era opportuno fare per migliorare un parco e su quale tra quelli della nostra zona sarebbe stato utile intervenire. Dopo un confronto a piccoli gruppi e un ampio dibattito si è scelto il parco di via Boeri all'incrocio con via Aicardo e per studiare meglio i possibili interventi si è deciso di fare il successivo incontro proprio in quei giardini.
L’incontro al parco è stato molto divertente; siamo stati nuovamente divisi in gruppi, ognuno con un compito specifico: io, Belen e Alessandro con l'aiuto del prof. Titone abbiamo avuto l'incarico di intervistare i residenti della zona per sentire le loro proposte per rendere più piacevole quello spazio. La maggior parte erano anziani allora abbiamo pensato che fosse utile
fare degli interventi che venissero incontro sia alle esigenze dei giovani che a quelle degli anziani. In tanti ci hanno chiesto di diminuire l’area per i cani, di installare un chiosco per bere e mangiare e un campo da bocce per gli anziani e pure rendere più accogliente l’area bimbi.
Dopo molti incontri interessanti in cui parlavamo del parco e di cosa altro volavamo migliorare, nell'ultimo  abbiamo deciso di organizzare per il 5 giugno una festa nel parco di via Boeri; per quell'occasione abbiamo pensato di rganizzare tornei di calcio, mostre di disegni cibo e pure concorsi vari.
Invito tutti a venire a vedere il nostro lavoro di un’intero anno scolastico, sono invitati anche le mamme e i papà, vi divertirete!
                                                                                 Mattia Brown

mercoledì 16 aprile 2014

IL GIALLO - I nostri lavori 2



Lo strano caso della donna sepolta
Driin:” Pronto, qui ufficio dell’investigatore Montgomery, come posso aiutarla?
Uomo misterioso:” Vorrei fissare un appuntamento oggi stesso.”
Segretaria:” Bene, alle diciassette le va bene?”
Uomo misterioso:” Perfetto a dopo allora.”
La mia segretaria mi avvisò immediatamente: ci sarebbe stato un nuovo caso da risolvere.
Alle cinque in punto la mia assistente fece accomodare il cliente nel mio ufficio e davanti a me mi si mostrò un ragazzo apparentemente timido, con occhi intrisi di terrore, il volto pallido come il latte e le unghie mangiucchiate dal nervosismo. Vestiva sportivo, come è solito ai ragazzi di oggi, forse poteva avere sui 21 o 24 anni.
Lo invitai a raccontarmi la sua storia:” Ehm, il mio nome è Henry, Henry Bones e vorrei farla indagare sulla scomparsa di mia madre avvenuta due giorni fa.”
Io risposi abbastanza seccato:” Per questo tipo di casi ci si rivolge alla polizia, non crede?”
Ma rispose disperato che la polizia non era interessata al caso e che aveva assoluto bisogno di risposte.
Rassegnato e compassionevole incominciai a interrogarlo:”Si ricorda il giorno della scomparsa, immagino; cosa stava facendo la vittima, dov’era?”
-Ecco, come tutti sabati era andata a fare la spesa al mercato sotto casa, mentre io ero a casa a leggere quando ho ricevuto una misteriosa telefonata. -
-Conosceva l’autore della chiamata? -
-Sinceramente no, ma diceva di essere un amico di mia madre e voleva sapere dove fosse. -
-Le ha per caso riferito il suo nome? -
-No, non gliel’ho neanche chiesto. -
-Capisco… Invece suo padre dov’era? -
-Il sabato va a giocare a carte cogli amici nel bar all’angolo. -
-Potrei esaminare la sua abitazione? -
-Sì, ma faccia in fretta. Papà non vuole sconosciuti in casa. -
-Bene mi accompagni. -
Usciti dal mio ufficio mi accompagnò a casa sua, una villetta bifamiliare a due piani, con un tetto spiovente costituito da tegole di terracotta. Il giardino era ben curato, i fiori erano rigogliosi e le aiuole perfettamente tagliate. Si vedeva l’impronta femminile in questo giardino.
Il ragazzo mi lasciò le chiavi di casa. Se andò dicendo di dover andare da un suo amico.
Incominciai le indagini. Entrato in casa esaminai qualunque complemento d’arredo potesse contenere qualcosa di interessante. Osservai addirittura l’interno dei vasi, ma niente.
Una scrivania nello studio del signor Bones attirò particolarmente la mia attenzione: era di legno di faggio con degli scompartimenti apribili solo con una chiave speciale. Era un vero e proprio pezzo d’antiquariato che aveva il suo fascino. Improvvisamente mi accorsi che da un cassettino in alto a destra fuoriusciva una lettera con francobollo ancora da spedire. Il mittente era Jennifer Bones, la madre di Henry. Era destinata a un certo James Bones che probabilmente era il fratello di Henry. Così me la infilai in tasca e uscii dall’abitazione.
Andai sul retro ad esaminare il giardino: stranamente c’era uno strano solco, forse fatto con una zappa. Mi saltò all’occhio un vecchio capannone di legno di betulla con una finestra distrutta. Avrei voluto prendere una pala da quella piccola officina, ma mi tolsi la scarpa e cominciai a scavare. Dopo poco compresi che c’era qualcosa lì sotto. Continuai a scavare e davanti a me si mostrò uno scenario orribile: un’anziana signora (probabilmente la madre di Henry) sgozzata, probabilmente era deceduta a causa del dissanguamento. Allora scattai qualche fotografia per analizzare meglio il corpo della vittima. Dopo qualche minuto di accurata osservazione, mi rassegnai all’idea che non ci fosse nessun indizio utile, ma proprio nel momento in cui stavo per alzare i tacchi notai un pizzico di cenere sul naso della donna morta.
Allora mi misi un obbiettivo in testa: trovare l’arma del delitto. Il posto più ovvio sarebbe stato il capannone, invece mi avviai verso lo studio del marito della vittima per andare a scassinare le serrature della scrivania. Armato di lametta e fermacapelli riuscii ad aprire un cassetto dopo l’altro senza trovare nulla di interessante. Nel cassetto principale vidi stranamente una parte di legno più scura, la toccai e scattò un particolare meccanismo che fece aprire il cassettino nascosto. Al suo interno c’erano solo dei documenti, che però attirarono la mia attenzione.
Finite le analisi chiamai immediatamente Henry riferendogli che sarebbe dovuto venire qui il più presto possibile.
Nel frattempo cercai di entrare nel capanno, ma senza risultato.
Appena arrivato, Henry venne verso di me chiedendomi cosa fosse successo. Senza nemmeno rispenderlo gli mostrai il corpo dissanguato della madre.
Henry scoppiò in un pianto di dolore:” Ma perché mia madre, cosa ha fatto di male!”
Lo invitai a seguirmi e ci accomodammo in salotto su un divano ricoperto da seta pregiata. Gli chiesi:” Nella sua famiglia o fra i conoscenti c’è qualche fumatore?”
-Sì, mio fratello James, mio padre Bruce e la migliore amica di mia madre Rosemary, ma perché me lo chiede? -
-Ho trovato delle tracce di cenere sul naso di sua madre. -
-Capisco, ma non credo che siano capaci di fare una cosa simile. -
-Comunque, sa dove sono adesso? -
-Mio fratello è in Italia per lavoro, mentre Rosemary è partita quattro giorni fa per il Canada. -
-Potrebbe darmi i loro recapiti telefonici? -
-Certamente. -
Così prese un fogliettino di carta e scrisse velocemente i due numeri. Gli dissi che sarebbe stato il primo a sapere i risultati.
Presi l’auto e ritornai in ufficio mettendomi subito al lavoro. La prima persona che chiamai fu Rosemary, mi rispose una vocina gracchiante:” Pronto, chi parla?”
-Sono l’investigatore Montgomery vorrei porle qualche domanda. -
- Sull’omicidio di Jennifer? -
-Come fa a saperlo? -
-Mi ha telefonato poco fa Henry. -
-Bene, dove si trovava due giorni fa? -
-Ero a Toronto da due giorni. -
-Ha qualcosa che me lo può confermare? -
-Le posso inviare il biglietto tramite posta elettronica se ci tiene così tanto. -
-Va bene faccia presto mi raccomando. -
-Arrivederci. -
La signora Rosemary mi sembrava piuttosto sveglia e arzilla. Dopo poco mi inviò, come aveva promesso, il biglietto risalente a quattro giorni fa. Allora chiamai James che avrebbe dovuto essere in Italia, mi rispose un uomo dalla voce profonda:” Pronto, come posso aiutarla?
-Sono l’investigatore Montgomery. -
-Si, mi dica. -
-Sa dell’omicidio di sua madre? -
Scoppiò in un pianto sincero, come se dovesse liberarsi di un peso mi rispose:” Mia madre era una persona gentile, buona e servizievole chi può essere stato a farle questo? Chi?”
Gli risposi come per consolarlo:” Mi dispiace tanto, ma per aiutarla dove porle qualche domanda.”
-Certamente, mi dica. -
-Allora, dove si trovava due giorni fa? -
-Ero a casa con mia moglie e mio fratello, loro lo potranno confermare. -
-Adesso dove si trova? -
-Sono a Torino, in Italia per questioni di lavoro. -
-Quando è partito? -
-Ieri. -
-Perfetto si renda disponibile in caso di emergenza. Per quanto riguarda il suo alibi cercherò conferme.
-Va bene, mi tenga informato. -
-Arrivederci. -
Dopo la chiamata telefonai ad Henry e alla moglie di James per chiedere conferme. A quanto pareva James Bones aveva un alibi di ferro.
L’ultimo sospettato era il Sig. Bruce. Prima di andare da lui aprii la lettera che avevo trovato in precedenza.
Mi diressi immediatamente al bar frequentato da Bruce per interrogarlo. Prima di parlare con lui chiesi ad un uomo con il ciuffo “alla Elvis”, un po’ in sovrappeso con un camicia orribile se conoscesse Bruce. Mi rispose che, in quanto proprietario del locale, lo vedeva qui tutti giorni a chiacchierare nel tavolino all’angolo con i suoi amici.
Gli chiesi prontamente:” Due giorni fa il Sig. Bones si trovava qui?”
-Certamente, mi ha chiesto anche di utilizzare il telefono. -                    
-Ha origliato qualcosa? -
-Ovvio. Ho sentito che chiedeva a qualcuno dove si trovasse Rosemary, sua moglie, dicendo di essere un suo vecchio amico. Mi è sembrato molto strano, ma ho lasciato stare.-
-Grazie mille. -
-Di nulla. -
Prima di parlare con Bruce aprii finalmente la lettera e rimasi sconvolto: al suo interno riferiva a suo figlio James che aveva scoperto che suo padre organizzava gare automobilistiche clandestine e inoltre che l’avrebbe riferito alla polizia.
Ormai era chiaro, tutte le prove portavano ad una sola persona: il Sig. Bruce Bones.
Mi avvicinai all’assassino per parlargli, ma rimasi ad origliare la sua voce che era proprio quella descritta da Henry.
Intanto chiamai la polizia per farlo arrestare.
Rimasi lì a spiarlo finché non arrivarono le autorità. Il Sig. Bones sembrava piuttosto angosciato, ma si terrorizzò appena i poliziotti urlarono il suo nome. Con un cenno della testa glielo indicai e lo ammanettarono.
Il giorno seguente telefonai ad Henry e ai suoi parenti che, increduli, volevano capire meglio la dinamica del delitto.
Allora spiegai:” L’uomo che ha chiamato Harry per sapere dove si trovasse sua madre era in realtà Bruce che grazie al telefono aveva la voce leggermente distorta e in questo modo riuscì a sapere dove fosse per poi ucciderla. Aveva sepolto Jennifer con la zappa nel capannone, di cui solo lui aveva la chiave. Il movente era che Jennifer aveva scoperto che suo marito organizzava gare automobilistiche clandestine e lo aveva minacciato di spifferare tutto alla polizia. Inoltre aveva colta sul fatto Jennifer, mentre scriveva a suo figlio James la lettera in cui gli riferiva le malefatte di suo marito.”
                                                                                                         Davide V.

sabato 12 aprile 2014

VIAGGIO IN FRANCIA - Il Consiglio d'Europa



La mattina dell’ultimo giorno del nostro viaggio siamo andati a visitare il Consiglio d’Europa che ha sede a Strasburgo.
Vicino a esso c’era un lungo viale con grosse e magnifiche ville che si affacciavano su un piccolo parco che ospitava diverse specie di animali tra cui i fenicotteri,
ma la particolarità più evidente era che sopra ogni albero di questo rinomato viale c’erano dei nidi con all’interno delle cicogne.
Era molto strano vedere questi grandi e rari animali, soprattutto insediati ormai da tempo in questo luogo abitato da uomini, ma è stato anche molto affascinante e curioso.

Passata la particolare strada con gli animali accoccolati nel nido, ci siamo recati al consiglio d’Europa, la grandissima e famosa sede dove molti politici si riuniscono per decidere sul da farsi riguardo i problemi che affliggono il nostro continente.
Appena entrati nell’edificio siamo passati sotto gli scanner per far verificare che nessuno di noi avesse oggetti pericolosi, poi una gentile signora che lavorava lì ci ha accolto e guidati in una sala con comodissime poltrone arancioni e un grande schermo davanti.
Abbiamo seguito il filmato che ci è stato  proposto, riguardante la sede in cui ci trovavamo, i paesi aderenti e le differenze con il Parlamento Europeo, poi abbiamo ascoltato ciò che la professoressa Grandi, che ben conosce le nostre competenze di francese, traduceva quello che la guida spiegava nella lingua del paese ospitante.
La finalità del Consiglio d'Europa è la difesa dei diritti umani e chiunque ritenga di essere stato vittima  di un sopruso e di non aver ricevuto giustizia  nel proprio paese può rivolgersi al Consiglio d'Europa per veder riconosciuti i propri diritti. Nell'atrio antistante la sala in cui siamo entrati c'erano numerosi pannelli che illustravano la varie campagne per i diritti delle persone portate avanti dal Consiglio dìEuropa


 In questo famoso luogo abbiamo visitato anche  l’aula dove i delegati dei vari paesi si riuniscono per discutere e che spesso si vede alla televisione: era gigantesca, con il soffitto con travi a volte in legno e con molte poltrone situate su diverse altezze e tutte disposte in cerchio intorno a dei microfoni  dove sta colui che parla.
Questa visita è stata molto interessante e particolare, vista l’importanza della sede che abbiamo potuto vedere dall'interno. Abbiamo veramente chiuso in bellezza!
Mi ha molto interessata e sono molto soddisfatta dei luoghi che abbiamo visitato durante il viaggio d'istruzione!
                                                                                Ottavia Rotoli

martedì 8 aprile 2014

IL GIALLO - I nostri lavori 1

UN ASSASSINIO IMPREVEDIBILE

Era una serata apparentemente tranquilla...una classica serata primaverile, perfetta per una passeggiata romantica. L'aria era mite e dalla porta socchiusa entrava il profumo dei fiori del giardino.
Francesca stava finendo di truccarsi davanti allo specchio del bagno, quando le sembrò di vedere un'ombra.
Preoccupata si girò per controllare, ma non vide nulla di strano; rasserenata decise di aspettare il fidanzato guardando la televisione in salotto e tenendo come sempre il volume molto alto.
La povera Francesca, ignara di ciò che sarebbe accaduto, non si accorse dello scricchiolio del parquette e solo quando ormai era troppo tardi per scappare, vide una persona pararsi davanti a lei con in mano un coltello affilato, non ebbe il tempo di capire chi fosse che si sentì la carne lacerata una, due, tre volte; rimase con gli occhi spalancati mentre una pozza di sangue si formava sotto di lei.
L'assassino scappò via lasciando la porta spalancata!
La vicina che stava andando a buttare l'immondizia nel cassonetto di fronte alla villetta di Francesca, capì che c'era qualcosa di strano, chiedendo permesso entrò in casa e trovò il cadavere della ragazza.
Terrorizzata rientrò a casa sua e telefonò alla polizia; in pochi minuti una volante arrivò e trovò la giovane seduta in poltrona morta.
I poliziotti videro anche un'impronta di scarpa nel sangue, ma nessuna traccia dell'arma del delitto; l'ispettore McGarret iniziò con la sua squadra ad esaminare il luogo del delitto fotografando i dettagli importanti e cercando delle prove.
Gli indizi migliori furono l'impronta sospetta e le impronte digitali sulla porta.
I primi ad essere interrogati furono la vicina, il fidanzato e i familiari, da loro si ebbero risposte sconclusionate, perché erano troppo traumatizzati e sconvolti da ciò che era appena accaduto per dare risposte lucide e che mettessero le indagini sulla buona strada.
McGarret notò una macchia di sangue sulla scarpa del fidanzato, che venne anch'essa acquisita come prova e il ragazzo fu portato in commissariato, mentre altri agenti ispezionavano il giardino e i dintorni, alla ricerca dell' arma del delitto.
La scarpa di Giovanni si rivelò essere quella che aveva lasciato l'impronta, dunque il fidanzato fu il primo sospettato; il ragazzo in lacrime disse che non avrebbe mai potuto uccidere colei che amava e ammise di essere entrato e aver trovato Francesca già morta, ma in preda al panico non aveva saputo fare altro che scappare via.
Le impronte sulla porta erano effettivamente di qualcun altro, così come quelle sul coltello trovato nel cassonetto proprio sotto l'immondizia della vicina.
Per  parlare anche con il padre McGarret si recò all'ospedale psichiatrico Sant' Anna, ma lì gli dissero che l'uomo era scappato il giorno prima. L'ispettore prelevò alcuni oggetti personali dell'indiziato per comparare le impronte digitali con quelle trovate sull'arma del delitto.
Fu con queste indagini di laboratorio che l' ispettore chiuse il caso!
L'assassino dunque era il padre completamente folle e geloso che la figlia avesse un fidanzato e si fosse rifatta una vita senza di lui.
L'uomo venne ritrovato in stato confusionale, accasciato su una panchina del giardino pubblico, con le mani ancora sporche di sangue e fu immediatamente arrestato.
Il fidanzato venne rilasciato mentre la madre disperata non smetteva di piangere sconsolata e sola, senza capire il perché di quell'omicidio. 
                                                             Ottavia R. Laura L. Tharindi P.

giovedì 3 aprile 2014

VIAGGIO IN FRANCIA - La linea Maginot

IL MUSEO DELLA LINEA MAGINOT DI SCHOENENBOURG




Tra i vari luoghi visitati c'è stato anche il forte di Schoenenbourg della Linea Maginot: un bunker costruito prima della Seconda Guerra Mondiale, lungo il confine con la Germania, in cui i soldati francesi vivevano e allo stesso tempo combattevano contro i soldati tedeschi. Dopo essere scesi per 30 metri siamo arrivati nel cuore del bunker, cioè dove si svolgeva la vita dei soldati. Quando siamo entrati la cosa che ci ha maggiormente colpito è stata la sua immensa grandezza e le dimensioni delle porte di ferro che separavano man mano le varie zone
La fortezza era costituita da due lunghissimi corridoi di cui non si vedeva neanche la fine. La guida volontaria che ci accompagnava ci ha spiegato che un corridoio era attrezzato per la vita quotidiana dei soldati e l'altro per combattere.  All’interno del bunker, nelle varie gallerie erano presenti le camerate, la cucina e l’infermeria.   
  Abbiamo anche visto una cupola da cui si faceva emergere dal terreno un cannone che sparava contro i nemici e per vedere fuori si usava una specie di periscopio e siamo rimasti affascinati, perché era un macchinario molto complesso e ingegnoso.
Nelle camerate, erano situati molti letti a castello, e ci è stato detto che in ogni letto si turnavano a dormire 3 soldati. Le condizioni di vita erano molto dure, oltre a dover dividere il letto con altri compagni, i soldati potevano lavarsi una sola volta alla settimana e con l'acqua fredda. 
i lavatoi delle cucine
una camerata
La cucina era una sala grande nella quale i cuochi cucinavano per 600 soldati. Considerata l’epoca, la cucina era all'avanguardia, perché utilizzava l'elettricità per produrre il calore necessario per cucinare.
La Linea Maginot ci ha veramente interessato ed emozionato. In quel momento abbiamo pensato che ci sarebbe piaciuto essere lì a combattere per vedere come vivevano sotto terra, ma anche che siamo fortunati a vivere in questo periodo di pace.

A cura di  Isa P.e Andrea R.

                        
l'infermeria
       
un'uscita segreta d'emergenza